Boot Loader, Come ripristinarlo da Live con l’aiuto di Yast

Preparazione

Oggi vi voglio spiegare un metodo semplicissimo per ripristinare il boot loader grub in maniera rapida ed efficace con pochissimi comandi e l’uso di Yast via interfaccia CLI (Riga di comando).

Perchè con yast?

Prima di tutto, imparati i comandi base per fare chroot, si ha un accesso al sistema corrotto in maniera completa (ciò non vale solo per Grub, ma per qualsiasi setting di sistema possibile con Yast), ed ovviamente la cosa più banale, non serve ricordare molti comandi.

Non voglio fare la solita guida noiosa (e poco utile) dove metto comandi da copia incolla senza spiegare effettivamente cosa succede, quindi procederò dando anche qualche spiegazione.

Prima di tutto, bisogna munirsi di una versione live di openSUSE, esiste in versione Tumbleweed; Consiglio la versione Rescue, è essenziale con ciò che serve per ripristinare un sistema, ed usa XFCE.

 

Ultime versioni ISO RESCUE

Download 32bit      Checksum

Download 64bit      Checksum

 

Non sto a spiegare l’inserimento su chiavetta usb, anche se suggerisco SUSEStudio Image Writer, semplicissimo e Drag ‘n Drop (è bene sempre avere una chiavetta Rescue, non si sa mai)

Ovviamente è possibile usare qualsiasi versione live di Tumbleweed, anche se peseranno di più, che trovate qui, insieme a tutte le iso di Tumbeweed. 

 

Procedura

Ok… è arrivato il momento più “noioso”… quello di procedere ad un ripristino, forse un pò meccanico, ma molto soddisfacente!

Avviamo il RESCUE, ci troveremo davanti alla interfaccia di XFCE, che trovo una scelta azzeccata rispetto ad altri rescue minimali, sicuramente, ci fà sentire più a nostro agio, specialmente se siamo un pò alle prime armi.

Ok…abbiamo “rotto” il boot loader, una impostazione sbagliata, oppure windows ha sovrascritto il boot… ora come procediamo?

Dobbiamo fare CHROOT.. Okay calma, il nome un pò spaventa, ma come direbbe Aranzulla (wtf), mettetevi comodi ed ascoltate ciò che sto per dirvi (ok.. me la potevo risparmiare).

Detta in parole povere (molto povere ma forse più comprensibili), fare chroot significa “collegare” i processi base del sistema attuale, in un’altra partizione di root, cosi da poter accedere a tale partizione, ed interagire con essa in maniera attiva.

La prima cosa da fare… è aprire il terminale, che trovate nel menu di XFCE, e verifichiamo quale è la partizione di root dove è installato il sistema, digitando:

lsblk

Questo darà un risultato simile a questo, che ritengo molto piu comprensibile del famoso fdisk -l

 

Di solito la partizione di root del sistema in cui vogliamo fare chroot è sda3, ma conviene verificare, lo si capisce dalla dimensione della partizione, che in teoria conosciamo, oppure, arrivandoci per esclusione.

Scovata la partizione, è arrivata l’ora di fare il CHROOT, quindi supponiamo che la partizione di root da ripristinare è sda3.
p.s. se siete da una live diversa di Tumbleweed, date prima “su” come comando per procedere da utente root.


La prima cosa faremo è montare la nostra partizione dando:

mount /dev/sda3 /mnt

Adesso diciamo al sistema di “collegare” le directory della nostra root da ripristinare, alle directory essenziali caricate attualmente dalla live:

mount --bind /dev /mnt/dev

mount --bind /proc /mnt/proc

mount --bind /sys /mnt/sys

A adesso… entriamo nella nostra root!

chroot /mnt


Siamo dentro! dentro a cosa direte voi?

Lo scenario si è creato è avere la possibilità di essere dentro al sistema corrotto, come se effettivamente questo fosse avviato, e lo possiamo controllare da console.

Le cartelle sys proc e dev che sono nella root sono effettivamente sostituite con quelle del sistema live, e tramite il comando chroot abbiamo detto al sistema che ci deve far agire all’interno di quella partizione come fosse la root, permettendoci di poter interagire con la nostra partizione come fosse un sistema avviato vero e proprio.

A questo punto i Linux User agiscono da terminale, ma noi non siamo solo Linux Users, ma anche openSUSE Users, abbiamo Yast, e volevamo fare le cose più semplici giusto? Per cui avviamo Yast da CLI (riga di comando), digitando:

yast

Ci appare una interfaccia se pur spartana, molto familiare! è quella di Yast, ma in versione terminale! per muoversi si può usare i tasti frecce, il TAB per cambiare focus su schede e pulsanti, Spazio per selezionare elementi, ed ovviamente, che ve lo dico a fà, invio 🙂

Si può fare a questo punto tutto ciò che Yast permette sul sistema corrotto, la versione Live non Rescue è piu completa nei tool di yast, ma a noi interessa Grub, andiamo quindi a cercare “Boot Loader” che si trova in “Sistema”

 

Da qui si può risolvere tutti i problemi, esempio, abbiamo abilitato Secure Boot? lo disabilitamo spostandoci con tab e freccia su “Abilita avvio sicuro” cliccando su Spazio, e spostandoci poi su “Ok” (oppure f10 come descritto negli hot key dell’interfaccia), si aggiornerà grub nella partizione corrotta, con i nuovi settings.

Ma.. se non è un problema di settings e vogliamo reinstallarlo?

Questo è un “Tips and Tricks”, non esiste una opzione “reinstalla”, quindi inganniamo yast 🙂

Andiamo su una qualsiasi opzione, esempio “Abilita avvia sicuro”, e cambiamo il suo stato, poi rimettiamola come era, spostiamoci su “Okay”, e diamo Invio, yast crederà che abbiamo cambiato qualcosa, e reinstallerà il boot loader.

p.s. Se il problema era Windows che ha sovrascritto il boot, ricordiamoci nell’ultima scheda, “Opzioni boot loader”, di abilitare “Verifica altro OS”.

p.s.s. Collegandoci alla rete si può risolvere anche problemi relativi a pacchetti, esempio vi fà schermo nero perchè avete installato Nvidia proprietari e non riuscite ad accedere alla console? potete accedere alla gestione pacchetti ed agire direttamente da CHROOT, aggiornare il sistema, e tutte le operazioni che normalmente siete soliti fare.

Forse sono stata un pò prolissa,  ma ci tenevo a spiegare, seppur in maniera più semplice possibile, cosa è un CHROOT.

 

La guida vi è stata utile? Avete dubbi? Lasciateci un commento sotto all’articolo!

Serena Boschetti

 

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